Géza Kertész l’allenatore vincente che perse la vita giocando una “partita pericolosa”

Géza Kertész l’allenatore vincente che perse la vita giocando una “partita pericolosa”

Col suo sorriso sapeva conquistare i tifosi anche perchè per merito suo la Salernitana ha vinto un campionato del 1930/31 ed era pronto ad affrontare lo spareggio contro il Cagliari, vincitore dell’altro girone, come da regolamento. Parliamo di Géza Kertész, allenatore della formazione granata che così dichiarò ad un giornalista di Salerno pochi giorni prima dell’inizio

Col suo sorriso sapeva conquistare i tifosi anche perchè per merito suo la Salernitana ha vinto un campionato del 1930/31 ed era pronto ad affrontare lo spareggio contro il Cagliari, vincitore dell’altro girone, come da regolamento. Parliamo di Géza Kertész, allenatore della formazione granata che così dichiarò ad un giornalista di Salerno pochi giorni prima dell’inizio della doppia sfida: “Io pensare e essere sicuro campionato vincere Salernitana”.
Arriva in Italia nel 1926 come giocatore – allenatore allo Spezia: “Lo Spezia giocava in prima divisione e i miei compagni di squadra erano Rosetta II, Munerati, Santillo”.
Del calcio italiano pensava: “Nessuna nazione ha giocatori buoni come l’Italia. IL sistema italiano è più facile ed ha per unica meta il gol. Il sistema ungherese è fatto per il pubblico e poco conclusivo. Gli italiani sono veloci e realizzatori. Poi avete un uomo furbo che guida gli azzurri: Vittorio Pozzo… ma voi a Salerno avete un uomo più furbo di Pozzo: il colonnello Chiari”.
Lo spareggio non andò bene alla Salernitana e la promozione sfumò.
Géza Kertész vanta di essere il primo allenatore ad aver voluto un ritiro pre campionato. Lo pensò ed attuò a Catania.
Lui da Salerno scappò in piena notte per accettare un contratto più conveniente. La Salernitana fece ricorso e riuscì a farlo rientrare.
La sua storia è stata ben raccontata nel libro: “Niente è stato vano” scritto da Claudio Colombo, dove presenta anche l’uomo Géza Kertész. Infatti, racconta, tra le tante cose, anche gli ultimi istanti della sua vita: “mentre in Europa tutti i campionati di calcio erano fermi, in Ungheria, si continuava a giocare a calcio come se niente stesse accadendo nel Mondo”. Ma in poco tempo, però, la guerra tutto cambiò tutto anche in Ungheria. Géza Kertész all’improvviso decise che bisognava fare qualcosa. La moglie Rosa in primo momento intuì di quello che stava facendo suo marito e ogni “volta che Géza usciva di casa si fa il segno della croce”.
Tante vite salvate. Solita prassi. Documenti falsi e, grazie al suo ottimo tedesco, indossando una divisa militare, riesce a strappare da morte certa tanti persone inermi innanzi ad un crudele destino. Géza Kertész aiutavi gli ebrei che erano braccati dai nazisti.
Il tutto, fino a quando la sua rete clandestina non venne smantellata.
Fu arrestato nel dicembre 1944, dopo che un delatore aveva riferito alla Gestapo che questi nascondeva un ebreo in casa, e morì fucilato insieme all’amico Tóth qualche giorno prima della liberazione della capitale ungherese, precisamente il 6 febbraio 1945. La fucilazione avvenne nell’atrio del Palazzo Reale di Buda. Al suo funerale parteciparono migliaia di persone. Gli venne riconosciuto il titolo di «martire della patria» ed è seppellito nel cimitero degli eroi di Budapest sin dall’aprile 1946.

https://www.ilbellodellosport.it/geza-kertesz-la-storia-dellallenatore-eroe-raccontato-in-un-libro/

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